16 ottobre 2005

Lettere e Filosofia

Questa è stata una settimana di mobilitazione nazionale scandita da numerose iniziative.

Mercoledì a Bologna, in seguito ad un corteo molto partecipato, si è svolta un'assemblea nella quale gli studenti di varie facoltà dell'ateneo hanno deciso di occupare la facoltà di Lettere e Filosofia. Le istanze che hanno portato all'occupazione sono:

1) Un netto riufiuto delle riforme Moratti, ma anche della prcedente riforma Zecchino. Noi crediamo infatti che i problemi e le ingiustizie dell'università attuale siano conseguenze dirette e prevedibili della riforma Zecchino (quella che ha instaurato il sistema 3+2). Una "riforma" che ha portato all'aumento della selezione e dei numeri chiusi, frammentazione dei percorsi didattici, dequalificazione dell'offerta formativa, aumento vertiginoso dei ritmi di studio (anche più di 10 esami l'anno) e compressione dei tempi e degli spazi di vita all'univesità. Una riforma che ha aperto la strada al brutale attacco all'istruzione pubblica che il ministro Moratti sta portando avanti in questi anni. Una riforma che non intendiamo smettere di combattere da dentro, inserendoci in modo sempre più dirompente nelle sue stesse contraddizioni.

2) Una critica radicale alla gestione aziendalista del rettore Calzolari nell'ateneo bolognese, che si rende costantemente complice delle politiche di privatizzazione e mercificazione del sapere. Nello specifico contestiamo gli aumenti delle tasse, l'introduzione del numero chiuso in molti corsi, l'inadeguatezza e l'eccessivo costo dei basilari per gli studenti, la cessione ad una fondazione privata della gestione dei masters.

3) Una contestazione di tali privatizzazioni a livello locale per quanto riguarda alloggi, trasporti, mensa e borse di studio, gestite dall'Arstud e dalla Regione.

Tutti gli aspetti criticati contribuiscono all'applicazione e al potenziamento delle politiche liberiste tese alla precarizzazione della società e ad una svalutazione della cultura critica. Come studenti che ogni giorno scontano sulla propria pelle le conseguenze di anni di riforme privatizzanti e precarizzanti non possiamo che essere al fianco dei ricercatori che si battono contro un progetto di riforma che li condannerebbe ad uno stato di precarietà permanente.


L'assemblea degli Occupanti